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Il Revisore Condominiale: art. 1130 bis Codice Civile a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge 220/2012

La legge 220 dell’ 11 dicembre 2012, “Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici” in vigore dal 8 giugno 2013, ha introdotto numerose novità in tema di condominio, tra le quali la nuova figura professionale di Revisore dei conti di Condominio,  disciplinata dall’art. 1130-bis c.c:  “[…] L’assemblea condominiale può, in qualsiasi momento o per più annualità specificamente identificate, nominare un revisore che verifichi la contabilità del condominio. […] La deliberazione è assunta con la maggioranza prevista per la nomina dell’amministratore e la relativa spesa è ripartita fra tutti i condomini sulla base dei millesimi di proprietà. […]”.
Lo scopo del legislatore è quello di tutelare i condomini sia in termini di trasparenza e correttezza dei bilanci, sia anche in termini di maggiore coinvolgimento nella verifica dei conti condominiali.
La nomina del revisore è una facoltà esecitabile dall’assemblea dei condomini, anche in maniera discrezionale. Infatti, la norma non identifica circostanze specifiche per la nomina: la ratio sottostante tale scelta non deve necessariamente presupporre il dubbio di qualche irregolarità contabile, la motivazione può essere di qualsiasi natura, anche una semplice verifica gestionale.
Allo stato attuale, il legislatore non ha definito pedissequamente i requisiti  “professionali” necessari per l’esercizio della professione de quo: ad oggi infatti, attenendosi alla normativa, il revisore condominiale deve possedere “solo” i requisiti generali della maggiore età e della personalità giuridica.
La mancanza dei requisiti minimi ha inevitabilmente sminuito il ruolo del revisore dei conti condominiale, dando ad un quisque de populo la possibilità di svolgere detto incarico e di definirsi  tale.
Si ritiene fermamente che, stante la complessità dell’incarico, è consigliabile ed opportuno circoscrivere la scelta del revisore a professionisti del settore, in possesso di competenze tecnico-contabili e di conoscenza della normativa condominiale tout court necessarie all’espletamento dell’incarico, quale un aministratore condominiale professionista, un commercialista o esperto contabile, un revisore legale.
La nomina di un revisore non è circoscritta al solo controllo contabile corrente e/o delle gestioni precedenti, ma può anche rivelarsi utile in tutte quelle situazioni a carattere straordinario che prevedono ristrutturazioni e/o impegni gravosi e che pertanto obbligano il condominio alla costituzione, accantonamento e gestione di un apposito fondo da destinare alla realizzazione di tali lavori.
Questa norma è passata in sordina, ma indubbiamente ha messo a disposizione dei condòmini e dell’amministratore, un valido strumento di controllo e di monitoraggio.
A seguito della riforma in esame, potranno pertanto rivolgersi al revisore contabile anche e soprattutto gli amministratori condominiali, per far verificare la correttezza del loro operato o, semplicemente, per farsi coadiuvare da un professionista e rendere pertanto un servizio più efficiente. Si specifica altresì che, laddove la scelta di affidarsi ad un revisore condominiale non sia stata deliberata dall’assembla, la spesa per il compenso a questi spettante, ricade totalmente in capo all’amministratore che ne ha chiesto il servizio.

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